L'Usac prende atto delle motivazioni che hanno portato alla squalifica dei suoi due tesserati in seguito all'incontro disputato a Trivero sabato scorso, accetta e rispetta le decisioni prese dal Giudice Sportivo Territoriale e non presenterà ricorso alcuno. Pur tuttavia, una riflessione: se, come abbiamo fatto in questo caso, ascoltassimo soltanto i nostri giocatori, i tecnici e il nostro pubblico, ci sentiremmo sempre delle vittime di odiose ingiustizie, di vendette personali da parte degli arbitri. Sappiamo che non è così. Sappiamo che giocatori, tecnici e spettatori a volte travalicano il confine tra lecito e illecito, tra tollerabile e non tollerabile e sappiamo anche che raramente sono pronti ad ammettere le responsabilità, quand'anche si rendessero conto di averne. Siamo abituati a “vedere” oltre i racconti di parte. Ci chiediamo se presso gli organi giudicanti della Federazione non dovrebbe valere un principio simile, basato sul buon senso. Ci domandiamo, cioè, se in alcuni casi non sarebbe meglio che i rapporti degli arbitri fossero filtrati e depurati da livori ed emendati dalle emozioni “a caldo” degli arbitri stessi. Ce lo chiediamo a maggior ragione oggi, rilevando e denunciando la palese sproporzione tra fatti e sanzione. Ribadiamo la volontà di non fare alcun ricorso, ma rimaniamo con la sensazione di aver subito un torto.